Silvia me lo ha scritto due settimane dopo aver esplorato i tre percorsi possibili.
Se ti sei perso il post precedente, leggi qui.
Aveva identificato una direzione che la interessava davvero, qualcosa che aveva senso rispetto alle sue competenze e a quello che voleva dalla sua carriera. Aveva scritto i tre percorsi. Aveva sentito qualcosa leggendo il Percorso C.
E poi non aveva fatto nulla.
Quando gliene ho chiesto il motivo, la risposta era questa: stava aspettando di avere abbastanza tempo e abbastanza certezze per fare una mossa che valesse la pena.
Ouch! Quella situazione mi suonava familiare. È quella in cui si finisce quando si confonde il pensare con il fare. Il piano sul foglio sembra lavoro, e in un certo senso lo è.
Produce informazioni nuove, ma anche grattacapi. Si è portati a riflettere sulla situazione e, a volte, questo spaventa e ci si blocca. Si cercano scuse per non andare avanti: ho bisogno di più tempo, devo trovare l’ispirazione, non mi è del tutto chiaro, non ho le energie adesso, ma chi me la fa fare!
Un’informazione lasciata sulla carta se la racconta solo a sé stessa.
Un’informazione seguita da un’azione racchiude il potere di cambiare le cose.
Ti riconosci in Silvia?
Perché il momento giusto non arriva mai (ed è una scusa che conosci bene)
C’è una cosa che ho osservato con molte persone con cui lavoro quando arrivano a questo punto: aspettano che la situazione cambi prima di muoversi.
Aspettano che il lavoro attuale diventi meno intenso, che la famiglia sia sistemata, che il conto in banca dia una sensazione di più sicurezza.
E l’attesa di prendere un’azione aumenta. E così anche le scuse, perché la creatività prende il sopravvento in quei casi, pur di non prendere la situazione di petto.
Tutto ha un senso alla fine. Il momento in cui stai già gestendo molto è esattamente quello in cui aggiungere un esperimento sulla carriera sembra il peso in più che fa cedere tutto.
Ma non viene chiesto di buttare tutto all’aria, l’attenzione va portata sulle opzioni che hai già con te, senza stress.
Il problema è che quella finestra di tempo libero e senza imprevisti non si apre. E ci si inizia ad aggrappare ad ogni tipo di evento.
E intanto le settimane ed i mesi passano, e la direzione che sembrava interessante a febbraio inizia a sembrare un’idea vaga a settembre.
“Aspetto che le cose si calmino. Ma le cose non si calmano mai.”
Quando Silvia ha detto questa frase ad alta voce, si è fermata da sola. Quell’esclamazione è arrivata con un peso di consapevolezza impossibile da non notare. Quella che, in questi casi, ti stringe lo stomaco ma che riesce ad aprire la mente allo stesso tempo.
Quella sensazione che si chiude con un sospiro, le spalle si accasciano, la stretta allo stomaco svanisce e lo sguardo diventa quasi incredulo.
Solo che finché non lo dici, puoi continuare a far finta che sia una questione di tempo.
L’atto di quell’esclamazione, di far uscire fuori dal “sistema-corpo” quelle emozioni è un primo passo che molte volte viene sottovalutato.
Basta raccontarlo per essere già a metà dell’opera.
Il tuo primo esperimento (fallo adesso, mentre leggi)
Herminia Ibarra, professoressa di Organisational Behaviour alla London Business School, ha studiato per anni come le persone cambiano davvero carriera. La sua conclusione è che il cambiamento non nasce dalla riflessione, ma dall’azione. Nel suo libro Working Identity, descrive quello che chiama identity experiments: piccole azioni concrete che ti espongono a nuovi contesti e nuove persone, senza richiedere nessun impegno definitivo. Sono esperimenti, appunto. Il loro scopo è di imparare, senza la pressione di dover prendere subito una decisione.
La logica è la stessa: non ti serve un piano completo per iniziare a raccogliere informazioni reali su una direzione. Ti serve un’azione abbastanza piccola da farla questa settimana, abbastanza specifica da dirti qualcosa di concreto.
Prendi la direzione che hai identificato con i tre possibili percorsi. Poi rispondi a questa domanda:
Qual è la cosa più piccola che potrei fare nei prossimi sette giorni per capire se questa direzione vale la pena di essere esplorata?
Può essere una conversazione con qualcuno che già lavora in quel contesto. Può essere seguire da vicino il lavoro di una persona che fa quello che ti interessa, per capire come lo descrive dall’interno. Può essere proporre un progetto diverso nel ruolo che hai già, per testare come ti senti lavorando con un approccio diverso. Può anche essere qualcosa di ancora più piccolo: cercare una community, iscriverti a un evento, leggere qualcosa di molto specifico, seguire la newsletter di qualcuno che racconta della tua nuova destinazione.
Quanto ti sembri abbastanza conta meno di quanto pensi. Quello che conta è che l’azione sia reale e concreta. E che tu la faccia con una domanda in testa:
Cosa sto imparando su di me facendo questa cosa?
Senza altre domande o la preoccupazione che possa funzionare o meno. Ogni risposta a quella domanda è un dato. E i dati reali valgono più di qualsiasi scenario costruito nella testa.
Il punto è smettere di ragionare nel vuoto e iniziare a ragionare su qualcosa che è successo davvero e che è concreto.
Cosa ha fatto Silvia (e cosa ha scoperto)
Silvia ha scelto una conversazione come prima azione, un gesto piccolo da poter fare in sette giorni. Aveva in mente un settore che la incuriosiva, ma non conosceva nessuno che ci lavorasse direttamente. Aveva un contatto LinkedIn di secondo livello, qualcuno che aveva incrociato anni prima in un contesto professionale e con cui non aveva mai avuto una vera conversazione.
Ha scritto un messaggio breve e diretto, senza fare finta di non avere un motivo. Ha spiegato che stava esplorando una possibile transizione di carriera e che sarebbe stata curiosa di capire come funzionava quel settore dall’interno. Ha chiesto trenta minuti di conversazione, se la persona fosse stata disponibile.
La risposta è arrivata il giorno dopo ed era un sì.
In quella mezz’ora ha scoperto cose che mesi di ricerca passiva online non le avevano mai detto. Ha capito che alcune delle sue preoccupazioni erano fondate, ma molto meno gravi di come le immaginava. Ha scoperto che il percorso che aveva in testa era più accessibile di quanto credesse, e che c’era una lacuna specifica che pensava fosse un blocco enorme e invece si poteva colmare in pochi mesi con una formazione mirata.
Ha anche scoperto una cosa che non si aspettava: quel settore funzionava in modo molto diverso da come lo aveva immaginato. E quella differenza era un’informazione preziosa, perché le ha permesso di aggiustare l’immagine che aveva in testa e renderla più vicina alla realtà.
Nessuna di queste cose sarebbe emersa continuando a pensarci da sola.
“Ho capito più cose in quella mezz’ora che in due anni a girarci intorno.”
Ora Silvia non aveva solo informazioni astratte, iniziava ad avere un piano ben preciso, senza buttare tutto all’aria. La confusione e le scuse erano sparite. Ora c’era solo più chiarezza e una nuova direzione su cui lavorare. Anche il lavoro attuale sembrava meno stressante con questa nuova prospettiva.
Ora tocca a te
Qual è il tuo primo esperimento? Un’azione concreta, fattibile questa settimana, che ti dia qualcosa di reale su cui ragionare.
Scriverlo qui sotto serve anche a questo: metterlo nero su bianco davanti ad altri ti rende un po’ più difficile rimandarlo.
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Stay tuned per il prossimo post. Nel prossimo blog vediamo come costruire uno slancio che regge anche quando la vita cerca di riportarti al punto di partenza.




“La vita va vissuta e invece io la penso.” — Brunori Sas