I am back! Un break per le mie vacanze.
Ogni scelta che hai fatto tutti questi anni probabilmente è passata da un esame che non sapevi di sostenere.
Credevi che tutto fosse basato solo sulle tue scelte, ma in fondo le scelte si basavano su un voto che dava qualcun altro.
Magari hai scelto tu quella città, o forse una condizione ti ha portato a scegliere quella città ed in quel paese. Poi è arrivato il lavoro, giusto sulla carta, che dava un senso a quella decisione che avevi preso per trasferirti all’estero. Quel job title doveva suonare bene. Altrimenti, come avresti potuto giustificare quel cambio di vita.
Ti sembrava totalmente una scelta tua. E ora, guardala di nuovo.
Fermati e chiediti se quella scelta avrebbe retto il confronto con chi è rimasto a casa.
Era approvabile prima ancora di essere tua?
Scrivi la tua risposta adesso, mentre leggi.
Una mia cliente ha ricevuto un’offerta di lavoro in un’altra città, un paio di anni prima di incontrarci.
Lo stipendio era più alto, ovviamente lo era anche il ruolo. Ed il nome dell’azienda era quello che si poteva sbandierare al pranzo di natale ogni anno. Insomma, il nome che tutti conoscevano, quello attraente.
La mia cliente non ci ha pensato molto ed ha detto di sì in una settimana.
È ritornata a ripensare a quel sì più e più volte dopo la conferma. Alla fine, Dublino non era la città in cui voleva vivere. Neanche il ruolo di manager sentiva suo, e questi pensieri le stavano mangiando il cervello.
Ha impiegato molto più tempo a capire perché aveva detto di sì. Non era la città che voleva. Non era nemmeno il ruolo che voleva, a pensarci bene. Ma il nome dell’azienda rimaneva l’unico motivo che poteva raccontare in Italia, senza dover spiegare cosa facesse davvero. Il nome ed il job title parlavano da soli.
Che semplicità, sulla carta.
Aveva scelto una risposta pronta all’unica domanda che contava per chi ascoltava da lontano.
Due anni dopo, seduta nel nuovo ufficio, fra un’escalation e l’altra, con un team che la reclamava e un manager dopo l’altro che riempivano di priorità la sua giornata, sconsolata e con la sensazione di essere senza via d’uscita, si è resa conto che il criterio bello sulla carta e che faceva felice la famiglia in Italia, lo aveva riapplicato con ogni scelta: il tipo di casa, il tipo di carriera. Ogni volta la stessa domanda “in background”:
questo si spiega bene o si spiega da solo?
Non se lo era mai chiesto ad alta voce fino a quella settimana.
Il meccanismo. Come funziona davvero. (E perché non te ne accorgi.)
La realtà mostra che prima di scegliere qualcosa, verifichi come suonerà raccontata ad alta voce a chi non la vive con te. Se la risposta suona bene, vai avanti, anche se non è detto che sia la cosa giusta da fare. Se non regge, la scarti anche se ti piaceva di più.
Non lo fai con malizia e neanche consapevolmente. È diventato un meccanismo automatico, uno dei tanti che hai sviluppato per sopravvivere alla distanza e per mostrare che le cose vanno bene. Anche per continuare a dare un senso a quella famosa scelta. Rispondere prima che la domanda arrivi è più facile che restare esposta alla domanda quando arriva.
Il problema è quando quel pubblico decide al posto tuo, e tu perdi il senso delle scelte. La scelta diventa un bivio tra quello che si spiega bene e quello che no. Non importa se è davvero quello che vuoi o no.
Il costo nascosto di questo meccanismo. (Non è quello che pensi.)
Chi vive questo pattern a lungo smette di notare la differenza tra quello che desidera e quello che sa raccontare bene. Si va avanti come un pilota automatico.
Questo è il motivo per cui molte scelte, anche quelle che sembrano vincenti sulla carta, lasciano una sensazione di vuoto. Hai vinto l’esame, ma non era un esame che avevi scelto tu di sostenere.
L’Esame Invisibile. Fai la prova adesso. (La risposta ti sorprenderà.)
Prendi una decisione che hai preso negli ultimi sei mesi. Anche una piccola va bene.
Rispondi a queste domande, per iscritto.
Come hai giustificato questa scelta la prima volta che qualcuno da casa ti ha chiesto conto?
Quella giustificazione era già pronta prima ancora che te la chiedessero?
Se nessuno ti avesse mai chiesto nulla, avresti scelto la stessa cosa?
Scrivi le risposte così come ti vengono, segui l’intuito.
Se l’ultima domanda ti fa esitare… Bingo! hai trovato l’esame che stavi sostenendo senza saperlo.
Ouch!
Cosa ha fatto la mia cliente. Cosa ha scoperto. (Non era quello che si aspettava.)
Ha rifatto l’esercizio con la scelta del lavoro, qualche settimana dopo averne parlato insieme. Ha scritto la sua giustificazione: “un salto di carriera che non potevo rifiutare”.
Poi si è fermata sulla terza domanda. Se nessuno le avesse mai chiesto nulla, avrebbe scelto lo stesso lavoro?
Ci ha messo tempo a rispondere. Alla fine ha scritto: “avrei aspettato un’offerta più vicina a quello che volevo davvero, non necessariamente in un’altra città, ma non era da raccontare con orgoglio (per chi rimasto a casa) al pranzo di natale”.
Ha iniziato a scegliere consapevolmente.
Ha cambiato il modo in cui si fermava prima di scegliere.
Il punto di svolta è quando inizi ad applicare la tua consapevolezza nelle scelte ma soprattutto nell’osservazione dei patterns, e decide di scegliere la tua risposta invece di quella che regge meglio a distanza.
The Next Chapter è una sessione di 90 minuti pensata esattamente per questo: dare un nome al tuo prossimo capitolo, e trovare il primo passo pratico da fare entro sette giorni.
Puoi scegliere di iniziare questo percorso con un aiuto, e sono qui per guidarti. Ti mostro la strada più semplice, ci sono passata anche io e so quanto possa essere difficile questo momento se affrontato da soli.




Brava!