Il caro vecchio Teams
Ultimo quarter dell’anno. Il tipo di periodo in cui ogni deal ha sei zeri, ogni call ha le sue conseguenze, e la testa non smette mai davvero di girare. Stavo parlando con un collega su Teams e a un certo punto ha usato quella parola.
Burnout.
La riferiva a entrambi.
Sono rimasta immobile, ascoltando come quella parola atterrava su di me, sentendo già che non era mia. Questo non è burnout, mi sono detta, mentre mostravo silenzio per un momento, prima di sfarfugliare qualche sillaba e andare avanti.
Yes. No. But it is not how I feel.
Ci ho messo qualche giorno a capire perché.
Qualcosa non tornava
Quella parola mi aveva lasciata con i miei pensieri. Aveva colpito, ma non era mia. Cosa stavo davvero provando?
Mi piaceva il mio lavoro, ma qualcosa non tornava.
Il burnout è reale, non lo sto smontando. Io stavo vivendo qualcosa di diverso e l’ho percepito come un breakdown dell’identità.
And that is different!
Avevo bisogno di capire un po’ di più.
Tutto andava bene sulla carta
Riparto un attimo indietro.
Approdata a Londra da Barcellona. Altro giro, Altra corsa!
I primi due anni nella ristorazione, non sono stati semplici. Mi ricordo quei momenti in strada, sulla tube, a volte anche a lavoro. Mi fermavo a pensare se quello fosse il mio destino, e se un giorno sarei riuscita a cambiare completamente rotta. Puntavo a quello: the office job, the corporate ladder, the high salary, the international travels.
Dieci anni dopo, the high salary e un riconoscimento dietro l’altro. Tutto quello che speravo, senza sconti.
Tutto andava bene sulla carta. E io sentivo di mettere in discussione!
Mi ero focalizzata moltissimo sulla mia crescita come persona, ma sulla vita professionale avevo deciso di non fare il check, avevo fatto decidere alla mia vita fino a quel momento. Mi era andata bene, ma continuavo a ripetermi che era solo un pensiero passeggero, una sciocchezza.
Sentivo che stavo solo rimandando.
Fucking lost
Sono una persona focalizzata sulle soluzioni. Ormai sapevo che qualcosa non andava, ci avevo provato da sola, ma non bastava. Avevo bisogno di risposte e di una direzione, quindi ho cercato qualcuno che mi potesse aiutare a rimettere a fuoco alcune cose. Mai avrei potuto immaginare le conseguenze di quella scelta.
Si è aperto il vaso di Pandora.
Here we go!
Vedere con i miei occhi quanto disallineamento ci fosse tra la mia vita professionale e tutto il resto è stato scioccante. Ma no!! Mi dicevo. Sentivo il vuoto e una consapevolezza assordante. Ho capito che non ero poi così soddisfatta della mia vita professionale, dal punto di vista umano, di chi ero diventata. Gli achievements erano reali.
Ma io?
Le prime settimane sono andata a forza di inerzia. Feeling deezy, confused, fucking lost.
Buttare tutto all’aria
Poi ho iniziato a mettere insieme le cose. Mi sono arresa alla realtà e ho accettato che quello era la manifestazione del mio cambiamento. Un’informazione, e che informazione!
Non ero esaurita, ero diventata un’altra persona. E la carriera che avevo costruito non aveva tenuto il passo.
Mi sono fermata, perché avevo bisogno di processare senza andare avanti come se nulla fosse accaduto.
Ho provato anche il mentoring a lavoro, nel tentativo di rimettere a fuoco alcune skills. Apprendevo, miglioravo. E dentro sentivo ancora la stessa cosa. Le skills erano lì. Mancava qualcosa di più fondamentale. Avevo passato mesi a lavorare nella direzione sbagliata. La verità era più semplice e più difficile da accettare allo stesso tempo: non me ne fregava abbastanza. Era mancanza di interesse
completely!
impossibile da ignorare ancora.
Dovevo ricominciare a valutare alcune cose. What I really want now. What comes next? La risposta la sapevo già. E dovevo trovare il coraggio di dirlo a me stessa.
Sin da bambina ho avuto un grande sogno: costruire qualcosa di mio.
Ma come? Butti tutto all’aria? La mente mi rincorreva.
Non si butta via niente. Si costruisce da quello che si è già raggiunto.
Ci ho messo un po’ ad arrivarci. Ci sono stati giorni in cui quella risposta sembrava ovvia, e giorni in cui sembrava impossibile da credere. Ma era lì, e aspettava solo di essere accettata.
Anni passati a sotterrare qualcosa di evidente, e quando finalmente l’ho ammesso, mi sono svuotata di un peso che non sapevo nemmeno di portare.
Quello che è venuto dopo è un’altra storia. La storia narra di come si sta dentro una vita lavorativa che non ti appartiene più, senza buttare tutto all’aria dall’oggi al domani.
Ma questa la raccontiamo la prossima volta. Stay tuned!
E forse ci sei anche tu, da qualche parte in questa storia. Apri il laptop la mattina e senti quella mancanza di motivazione che conosci bene. Ti fai quella domanda:
is this it?
Passi mesi a cercare la soluzione giusta, senza trovare pace. Forse non sei esaurita. Forse sei semplicemente diventata un’altra persona.
Se questo post ti ha fermata, ho creato un workbook gratuito che si chiama Something Feels Off. È il posto giusto per iniziare a fare le domande che finora hai evitato. Iscriviti qui per riceverlo direttamente nella tua email.
E se conosci una donna che si ritroverebbe in queste parole, mandaglielo. A volte basta la parola giusta al momento giusto.



