Forse sono solo stanco (e quasi mai è solo quello)
Valeria mi ha scritto con una frase che sento continuamente.
“Mi sento stanca. Quanto vorrei andare in vacanza!”.
Lavora a Londra nel marketing da otto anni, manager da due anni. Ha costruito una carriera solida, continua a performare. Ma dentro, qualcosa si stava sgretolando da mesi.
Londra è una città di passaggio per molti expat, e Valeria lo sa bene. Gli amici arrivano, si costruisce qualcosa, poi ripartono. A un certo punto si è ritrovata a ricominciare da capo troppe volte. E in quel momento della sua vita in cui aveva bisogno di qualcuno vicino, quel qualcuno non c’era.
Quella solitudine aveva iniziato a fare troppe domande, sulla vita sociale, ma anche in altri ambiti.
Aveva senso continuare così?
Era davvero la vita che voleva?
Voleva cambiare qualcosa, ma aveva paura di fare la mossa sbagliata e perdere quello che aveva costruito con fatica.
“Non riesco a capire cosa non va, non vorrei sentirmi così”, mi ha scritto.
“Non so che fare”.
Il tunnel in cui ti infili senza saperlo (e perché non lo vedi)
Otto anni a performare in un paese che non è il tuo richiedono un tipo di energia che non si vede dall’esterno.
Ti adatti alla lingua, alla cultura e alle regole non scritte.
E mentre lo fai, la testa è sempre sulla prossima scadenza e il prossimo obiettivo.
Non c’è spazio per fermarsi a chiedersi come ci si sente davvero.
Valeria non faceva eccezione, aveva smesso di farsi quella domanda da anni.
Il momento in cui la facciata cade (e cosa c’era sotto)
Poi un giorno come gli altri, Valeria era in un meeting.
Stava cercando di sembrare presente, le espressioni giuste, le parole giuste, la facciata perfetta.
Ed è stato in quel momento che lo ha visto chiaramente: quello che mostrava fuori e quello che sentiva dentro andavano in direzioni opposte.
Da quanto tempo stava mettendo su quel teatrino?
È stata una rivelazione difficile, che ha portato con sé domande scomode.
Valeria non aveva una risposta. Sapeva che qualcosa non andava, ma non riusciva a metterci il dito sopra.
Il tuo Energy Audit (fallo adesso, mentre leggi)
Nella nostra prima sessione insieme le ho fatto una domanda semplice: non “cosa vuoi cambiare?” ma qualcosa di più diretto.
Cosa ti sta costando energia ogni giorno?
E cosa no?
Da lì abbiamo fatto insieme il suo Energy Audit.
Puoi farlo adesso, mentre leggi.
Leggi ognuna delle situazioni qui sotto e assegnale una parola:
Draining
Neutral
Energising
Vai con il primo istinto senza pensarci troppo.
Le mie tasks a lavoro:
Le interazioni con i colleghi:
Le riunioni:
Il ritmo e il volume di lavoro:
Il riconoscimento che ricevo:
Lo scopo o l’impatto di quello che faccio a lavoro:
Alzarmi la mattina e pensare al lavoro:
Adesso guarda dove si concentra il peso.
Se hai tre o più Draining il segnale è chiaro. Qualcosa sta consumando energia senza restituirti niente.
Se hai quasi tutto Neutral è forse il segnale più sottile e più pericoloso. Non stai soffrendo abbastanza da agire, ma non stai nemmeno vivendo abbastanza da sentirti vivo nel lavoro. È la zona in cui si passa anni senza rendersene conto.
Se i tuoi Draining sono concentrati in un’area sola, relazioni, riconoscimento, scopo, quella è l’informazione più preziosa che hai. Non è tutto il lavoro. È qualcosa di specifico. E qualcosa di specifico si può affrontare.
Quello che il punteggio le ha detto (e non era il lavoro in sé)
Quando Valeria ha completato il suo Energy Audit, il quadro era chiaro.
Quasi tutto Draining o Neutral. Una cosa sola Energising: le conversazioni one to one con le persone del suo team, soprattutto quando faceva training agli altri.
Ma tutto il resto le stava solo togliendo energia, la sua motivazione era precipitata. Un feeling anche soffocante.
Quella risposta le disse più di mesi di riflessioni. Non era il lavoro in sé.
Era il contesto, il ritmo, la mancanza di scopo reale in quello che stava costruendo.
Il punteggio più alto le mostrava la direzione che fino a quel momento aveva avuto timore di prendere. Il bisogno di autenticità invece che vestirsi di un ruolo che ormai non le apparteneva più.
Hai appena fatto la parte più difficile (e non te ne sei accorto)
Avere tutte le risposte in un singolo momento non è THE ultimate goal.
Costruire i primi passi coscientemente è il goal.
Valeria ha iniziato a ricostruire dal punto dove si trovava, senza la necessità di buttare tutto all’aria. Le informazioni erano nella sua vita presente, scegliere senza una chiara direzione è saltare nel vuoto.
Così come Valeria, se ti ripeti:
“Forse sono solo stanca” probabilmente non è solo quello.
Osservare il punto di partenza è il lavoro che la maggior parte delle persone evita per mesi o per anni.
Fare un check interno è l’azione più evitata perché la più intensa e la più vera. Andare a capire la radice del problema è un atto di coraggio.
Datti una pacca sulla spalla!
Se ti riconosci in Valeria, il passo successivo è fare chiarezza su dove sei adesso.
Che aspetto ti ha sorpreso dell’esercizio?
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Stay tuned per il prossimo post, ora che hai mappato la tua energia, nel prossimo modulo parliamo di valori e carriera.



